Diritto all’Oblio

Una figuraccia, un vecchio errore, una brutta immagine. Fino a qualche anno fa una notizia lesiva della reputazione di qualcuno era, per la stessa natura dell’informazione, fisiologicamente destinata all’oblio: Indro Montanelli amava dire che “un giornale vecchio di un giorno è buono solo per incartare il pesce”.

Da quando il mondo dell’informazione si è per così dire “trasferito online”, la sorte delle vecchie notizie è cambiata. Potenzialmente replicabile all’infinito, destinata a far parte di un archivio – il web – di capienza pressoché illimitata, la notizia di un fatto non onorevole su una testata online può letteralmente rovinare la reputazione di una persona o di un’azienda.

È per questo che, su iniziativa del GDPR (General Data Protection Regulation, il regolamento europeo in materia di privacy e dati personali entrato in vigore nel 2018), è nata la normativa sul diritto all’oblio: il diritto a essere dimenticati.
Insieme alla giurisprudenza si è mossa anche la tecnologia, formando competenze al confine tra la gestione del rischio informatico e il diritto e implementando software in grado di monitorare i contenuti potenzialmente lesivi della web reputation.

Grazie all’ORM è possibile agire sulla reputazione online avvalendosi non solo delle strategie SEO in grado di portare in primo piano i contenuti utili, ma degli strumenti legali e tecnologici atti a rimuovere e de-indicizzare quelli che potrebbero danneggiarla – fino appunto alla possibilità di far valere il diritto all’oblio.

Ma cos’è l’ORM? L’acronimo sta per Online Reputation Management, cioè gestione della reputazione online. Una disciplina in forte crescita resa necessaria, se non urgente, dalle nuove tecnologie di comunicazione.

Mai come in questo momento storico, infatti, la circolazione delle notizie è stata così rapida ed estesa. Il merito, o forse la colpa, è di internet. Impossibile sottrarsi a questo gioco ricco di opportunità, ma che in un attimo può tramutarsi in un vero e proprio tritacarne: impressiona il potere del web e dei social media di decretare, secondo criteri spesso imprevedibili, la rilevanza di una notizia che per qualcuno potrebbe rivelarsi rovinosa.

Da qui l’esigenza e la messa a punto di studi sulla web reputation, materia assai delicata e da non lasciare al caso; un’azienda che ancora non si sia dotata di strumenti dedicati a questo aspetto farà bene a correre ai ripari considerato che fake news, episodi di diffamazione su Facebook, recensioni negative possono talvolta avere una risonanza più forte di anni di buon lavoro e buon marketing.

Potersi avvalere di un professionista in grado di monitorare puntualmente ciò che si dice di noi sul web è oggi di vitale importanza. Il manager della reputazione online avrà infatti dalla sua le competenze e gli strumenti, giuridici e informatici, per agire tempestivamente in funzione della pulizia della nostra web reputation. Che al giorno d’oggi coincide né più né meno che con la nostra immagine presso ogni stakeholder (il cliente reale o potenziale, il fornitore, il distributore).

La disciplina dell’ORM si applica all’intera vita di un’azienda online e ne cura la reputazione in chiave anzitutto preventiva: un servizio di gestione professionale della reputazione dovrebbe evitarci a monte un danno tale da costringerci a invocare il diritto all’oblio.

Tuttavia se i giochi sono ormai fatti, cioè se i contenuti che possono nuocerci sono già comparsi e si sono diffusi sul web, quella del diritto all’oblio diventa l’unica strada praticabile. L’Online Reputation Manager è il soggetto d’elezione per procedere alla richiesta, che può passare attraverso motori di ricerca e sedi legali in un percorso talvolta non lineare. Perché? Perché il diritto all’oblio si pone in conflitto col diritto di cronaca, e con esso si deve bilanciare.

Anzi: a livello giurisprudenziale il diritto di cronaca prevale su quello all’oblio. La logica conseguenza è che il godimento del diritto all’oblio può richiedere qualche battaglia. E che, se battaglia deve essere, è bene che la si affronti opportunamente equipaggiati.

La prima fra le condizioni che concorrono alla possibilità di ottenere il diritto all’oblio, connessa appunto alla sua subordinazione al diritto di cronaca, va riferita al tempo: finché la notizia è “di pubblico dominio” essa non può essere de-indicizzata. E l’attualità di una notizia è legata a doppio filo con la sua rilevanza.

Ne consegue che il diritto all’oblio entra in gioco solo quando la notizia è obsoleta. Questo diminuisce l’utilità dello strumento normativo? Niente affatto. Perché in assenza di un’azione specifica una qualsiasi notizia – per quanto caduta nel dimenticatoio – è destinata a rimanere sul web per sempre, pronta a saltare fuori come risultato di una ricerca mirata: per esempio quella del nome di una persona, o di un’azienda.

Google mette a disposizione degli utenti un modulo per richiedere la rimozione dei contenuti, ma la procedura è tutt’altro che automatica.
A complicare le cose ci sono i tempi che un soggetto come Google – per citare il più grande motore di ricerca – impiega a valutare ed eventualmente accogliere (caso peraltro non frequente) una richiesta di rimozione. Parliamo di una media di due anni, una durata problematica se pensiamo che in casi gravi (come quelli che coinvolgono fenomeni persecutori come cyberbullismo e revenge porn) il tempismo è tutto.

Non resta che rassegnarsi, allora? Non esattamente. Rivolgersi al professionista giusto può significare anticipare i tempi agendo alla radice: presso il titolare del trattamento dei dati personali, cioè il titolare del sito web che ha pubblicato il contenuto in questione. Venuta meno la finalità del trattamento dei dati, infatti, è prima di tutto lui a doversi conformare al diritto all’oblio rimuovendo e deindicizzando il contenuto che ci danneggia.

Ecco che la figura dell’Online Reputation Manager torna protagonista come interlocutore d’elezione, nelle cui mani mettere con fiducia la gestione della nostra immagine su internet.

Oggi nessuna azienda di servizi informatici degna di questo nome può fare a meno di una divisione dedicata alla web reputation.
Noi di Perrone Informatica mettiamo a tua disposizione un team di professionisti in grado di gestire la tua in chiave preventiva ed emergenziale, con un’azione di monitoraggio costante e un’assistenza a tutto tondo che ti permetta finalmente di pensare soltanto alla soddisfazione dei tuoi clienti.

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